Una sinistra voglia di morire

Ai morti, ormai in una dimensione non da noi giudicabile, il massimo rispetto. Dobbiamo contrastare la "non cultura" che vorrebbe elevare il suicidio a estremo atto di libertà umana. Il suicidio è proprio l'estremo atto di non libertà, la dichiarazione che non c'è più nulla per cui vale la pena vivere, per cui applicare l'energia umana, l'umana libertà. Il suicidio nega la bellezza alla vita, la presenza di questa bellezza nella realtà. L'atto di spegnere la vita è un grido a tutto il mondo: "nessuno è riuscito ad amarmi, o a farmi sentire amato o a rendermi amabile il mondo". Quando è patologico il suicidio è dolorosissimo per le persone che sono accanto, e tutto questo discutere intorno al tema ha l'amaro sapore di un ulteriore dolore. Quando vorrebbe essere un atto volontario o addirittura un atto culturale mostra solo un vuoto umano incomprensibile. La vita è indisponibile all'uomo. Il tentativo di elevare il suicidio a estrema libertà umana è uno schiaffo all'infinità di persone che muiono, non di morte naturale, a dispetto della loro volontà. Per tutti non ci resta che pregare la Misericordia del Signore.